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Festa di San Germano a Ghizzano!!!

Vi aspettiamo numerosi alla festa di San Germano, patrono della nostra comunità.

PROGRAMMA:
ORE 11.00 S. Messa al Santuario
ORE 17.00 Gioco organizzato per bimbi, ritrovo ai giochini
ORE 20.00 Cena di fraternità, a seguire spettacolo musicale.

Ceneremo tutti insieme al centro polifunzionale, il costo della cena sarà di 10 euro e il ricavato sarà utilizzato per il restauro della chiesa. LA FESTA DEL PATRONO (4)

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Settimana di Spiritualità 2016!!!

VENERDÌ 20 MAGGIO 2016

VISITARE GLI INFERMI

«Ero malato e mi avete visitato»

 

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  • Là vicino vi erano i possedimenti appartenenti al governatore dell’isola, di nome Plinio; questi ci accolse e ci ospitò con benevolenza per tre giorni: Avvenne che il padre di Plinio giacesse a letto, colpito da febbre e da dissenteria; Paolo andò a visitarlo e, dopo aver pregato, gli impose le mani e lo guarì, Dopo questo fatto, anche gli altri abitanti dell’isola che avevano malattie accorrevano e venivano guariti (Atti 28,7-9).
  • Chi tra di voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia, canti inni di Chi è malato, chiami presso di sé i presbiteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato; il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati (Gc 5,13-15).

 

ANEDDOTO: Presto, venga con me

L’aria è fredda perché è già scesa la notte. Don Bosco, nel suo ufficio, sta rispondendo alle lettere arrivate in giornata di benefattori, di gente che chiede preghiere, di ragazzi che sono stati suoi amici all’Oratorio e vogliono continuare a parlare con lui. Qualcuno bussa alla porta: “Avanti, chi è?”. “Sono io” dice Domenico Savio entrando rapido. Ha il volto serio e pensieroso. “Presto, venga con me. C’è una cosa importante da fare. Faccia presto, don Bosco, faccia presto”. Don Bosco esita. Ma guardando Domenico vede che il suo volto di solito così sereno, è molto serio. Anche le sue parole sono decise come un comando. Don Bosco (avendo già provato altre volte l’importanza di questi inviti) si alza, prende il cappello e lo segue. Domenico scende velocemente le scale. Esce di casa, passa per una via, poi un’altra, ed un’altra ancora, non si arresta né fa parola e prende infine un’altra via. Don Bosco l’accompagna di porta in porta finché si ferma. Sale una scala, raggiunge il terzo piano e suona una forte scampanellata. “È qua che deve venire” dice. E subito se ne va. La porta si apre. Si affaccia una donna scarmigliata. Vede Don Bosco e alza le braccia al cielo: “È il Signore che la manda. Presto, presto, altrimenti non fa più in tempo. Mio marito ha avuto la disgrazia tanti anni fa di abbandonare la fede e di iscriversi a una setta anticristiana. Adesso sta morendo, e chiede per pietà di potersi confessare”. Don Bosco si reca al letto dell’ammalato, e trova un poveruomo spaventato e sull’orlo della disperazione. Lo confessa. Gli dà l’assoluzione a nome di Dio. Poche ore dopo quell’uomo muore. Il giorno dopo, Don Bosco è impressionato da ciò che è accaduto. Come ha potuto sapere quel ragazzo di 14 anni di quel malato e della sua urgenza di mettersi in pace con Dio? Avvicina Domenico in un momento in cui nessuno li ascolta. “Ieri sera, quando sei venuto a chiamarmi, chi ti aveva parlato di quella povera persona?”. Allora succede una cosa che Don Bosco non si aspettava. Domenico lo guarda con aria mesta e si mette a piangere. “Non ho più osato fargli altre domande” scrive. Don Bosco capisce che nel suo Oratorio c’è un ragazzo a cui Dio parla.

PREGHIERA

Macerie, lacrime, dolore, disperazione … Quanto dolore, Signore, c’è attorno a noi.

Abbiamo bisogno di ali ai piedi

per correre lungo le strade dei tempi che viviamo e portare amore.

Abbiamo bisogno di ali per il cuore perché le difficoltà, la paura, le delusioni, non blocchino il nostro andare.

Abbiamo bisogno del tuo amore e della tua forza per insegnare ai nostri desideri a volare alto,

a non cercare briciole d’amore sugli scogli sicuri dell’ esistenza, ma a spiccare il volo,

correndo il rischio di un amore totale. Donaci queste ali, Signore Gesù.

Ali grandi e forti, pronte ad affrontare i venti avversi.

Ali aperte che solcano i cieli

e si spingono sempre oltre il dovuto. Ali che, con te, sanno di poter raggiungere l’infinito.

Amen.

(di Suor Mariangela Tassielli)

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Settimana di Spiritualità 2016!!!

MERCOLEDÌ 18 MAGGIO 2016

VESTIRE GLI IGNUDI

«Ero nudo e mi avete vestito»

 

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  • Nudi passano la notte, senza panni, non hanno da coprir- si contro il freddo… nudi se ne vanno senza vesti e affamati (Gb 24,7.10).
  • Fai parte dei tuoi vestiti agli ignudi (Tb 4,16).
  • Al tempo di Salmannàssar facevo spesso l’elemosina a quelli della mia gente, davo il pane agli affamati, gli abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo 

COMMENTO

La persona nuda è sia quella che non ha vestiti per il corpo, sia quella che non ha più dignità o non conta nulla. Solo noi umani usiamo i vestiti. È un elemento che ci distingue senza dubbio dagli animali e che spesso ci classifica socialmente. Vestire gli ignudi, quindi, significa anche dare ad ognuno (bambini appena nati, anziani, emarginati, stranieri, migranti) la dignità di uomo e di Figlio di Dio. Nella Bibbia la nudità è negativa, sia come frutto del peccato, sia come nudità caratteristica dello schiavo che deve essere venduto, del carcerato e del malato mentale che vive in condizioni di alienazione. In effetti, si tratta particolarmente della nudità umiliata dell’emarginato, come si racconta nel libro di Giobbe. Di fatto la Bibbia propone un atteggiamento di compassione nei confronti della nudità e loda colui che “veste l’ignudo” e quello che “copre chi vede nudo”. Nella tradizione paolina la nudità è espressione “dell’uomo vecchio”, che scompare per mezzo della fede e del battesimo nel quale i credenti si sono “rivestiti di Cristo”. Famoso è rimasto nella mente di ogni cristiano l’esempio dato da San Martino di Tours, che incontrando un povero che moriva di freddo, dette metà del suo mantello, dato che l’altra metà apparteneva all’esercito romano in cui egli era arruolato. La notte seguente, vestito con il mezzo mantello, Cristo gli appare per ringraziarlo del suo gesto, dal momento che Martino non sapeva che nel povero mendicante aveva incontrato lo stesso Cristo.

ANEDDOTO:  Desideri esauditi

Un giorno San Giovanni Bosco disse ai suoi ragazzi: “Oggi è il mio onomastico e voglio farvi un regalo. Ciascuno di voi scriva su un foglietto il regalo che desidera da me; metta nome e cognome e me lo consegni. Io farò il possibile per esaudirlo”. Indovinate la gioia di quei ragazzi che conoscevano bene don Giovanni e sapevano che oltre che di parola era anche di cuore. Pensarono, scrissero e poi aspettarono… Don Bosco lesse con grande attenzione. Uno domandava un cappello, uno un vestito, uno un libro, un altro un giocattolo, ecc. Finalmente lesse un biglietto nel quale c’era scritto: “Voglio che lei mi aiuti a diventare un vero amico di Gesù”. Firmato: Savio Domenico. San Giovanni Bosco si emozionò a leggere quelle parole e si ricordò del primo incontro che aveva avuto tempo addietro con Domenico. In quell’occasione aveva da subito notato che nel ragazzino c’era della buona stoffa e glielo aveva pure detto! Tant’è che Domenico aveva risposto: “Ma a che può servire questa stoffa?”. “A fare un bell’abito da regalare al Signore”. E Domenico: “Dunque io sono la stoffa e lei il sarto. Mi prenda con sé e faccia di me un bell’abito per il Signore”. Don Bosco esaudì il suo desiderio e Domenico divenne santo.

 

 

PREGHIERA

Ti stiamo aspettando, Gesù.

Fa’ scendere la tua Parola su di noi. Abbiamo tanto bisogno di te.

Tocca il nostro cuore, cambia il nostro stile di vita, rendici più generosi, più autentici, più umani.

Ti aspettiamo Gesù.

Ti aspetta questa tua parrocchia.

Ti aspettano le nostre famiglie e i bambini, i nostri anziani e gli ammalati.

Vieni presto, Signore Gesù! Non tardare!

Aiutaci a condividere tra noi

Il pane del rispetto e dell’amicizia. Donaci di spezzare con chi è solo il pane di una stretta di mano.

Donaci di donare il pane della fiducia Con chi è nella disperazione.

Donaci di rispettare in ogni persona la dignità di figlia di Dio.

Gesù ti stiamo aspettando. Non tardare.

Amen.

(di Don Angelo Saporiti)

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Settimana di Spiritualità 2016!!!

dar-da-bere-agli-assetati-1.jpgMARTEDÌ 17 MAGGIO 2016
DAR DA BERE AGLI ASSETATI
«Ho avuto sete e mi avete dato da bere»

Signore, gli disse la donna (samaritana), dammi di quest’acqua, perché io non abbia più sete (Gv 4,15).

COMMENTO

La seconda opera di misericordia corporale è complementare alla prima (“dar da mangiare agli affamati”). Proprio per questo abbiamo scelto quei brani biblici che ci parlano della sete di Dio che l’immagine dell’acqua evoca e del battesimo visto come lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo. Ma non dobbiamo dimenticare come a livello mondiale la provvigione dell’acqua sia uno dei problemi più drammatici per molte popolazioni che non ne hanno a disposizione. Nell’enciclica Laudato si’, Papa Francesco, dopo aver constatato che interi popoli e, soprattutto, bambini si ammalano e muoiono perché bevono acqua non potabile, mentre continua la contaminazione delle falde acquifere a causa degli scarichi inquinanti di industrie e città, scrive: «L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, dato che determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani». Quindi, privare i poveri dell’accesso all’acqua significa negare «il diritto alla vita fondato nella sua inalienabile dignità» (n. 30). Il disastro del Sahel dove la mancanza d’acqua sta seminando morte, dovrebbe renderci pensosi: un pozzo d’acqua ad esempio! Forse una persona da sola non può donarlo. Una famiglia, un gruppo di famiglie, una parrocchia tutta insieme, sì. Il Signore ritiene dato a sé un bicchiere di acqua fresca offerto ai fratelli più umili e bisognosi.

ANEDDOTO:  Saper conquistare.

Una sera don Bosco, rincasando a tarda ora dalla visita ad un ammalato, pensava tra sé e sé a tanti poveri giovani che, privi di tetto, vagavano tutta la notte in cattive compagnie. Ad un certo punto incrociò una banda di giovani i quali, vedendo un prete, iniziarono a lanciargli battutine poco gentili. Don Bosco lì per lì avrebbe voluto evitarli, ma non era più in tempo così, avvicinandosi, li salutò dicendo: “Buona sera, miei cari amici, come state?”. “Poco bene signor teologo. Abbiamo sete e non abbiamo più soldi. Ci può offrire una pinta di vino?”. I ragazzi accerchiarono il prete in modo da impedirgli il passo. Don Bosco disse: “Ben volentieri! Ma voglio bere anch’io in vostra compagnia!”. “Sicuro! Oh che buon prete, se tutti i preti fossero così!”. Andarono dunque in una trattoria lì vicino. Don Bosco fece portare una, poi un’altra bottiglia e quando li vide un po’ allegri e più tranquilli di prima, disse: “Ora siamo amici. Tornate alle vostre case”. “Ma io non ho casa” – disse uno – “E nemmeno io”, aggiunse un altro. Don Bosco intuì i pericoli di quei ragazzi vagabondi e offrì subito un rimedio; “Venite allora con me”. E se li portò a casa, con sé, a Valdocco, dove lo attendeva con ansia mamma Margherita.

PREGHIERA

Signore Gesù, Samaritano gentile e premuroso, aiutaci a scoprire la fame e la sete

che sta facendo morire il nostro e sta indebolendo i nostri desideri.

Di fame e di sete muore la persona che non ha più speranza,

muore la fraternità a causa dell’indifferenza, muoiono i poveri mentre i ricchi ingrassano, muoiono le società per individualismo, muore il cuore intrappolato dalle delusioni, muoiono le idee perché non ascoltate,

muoiono i sogni perché assetati di futuro. Donaci forza e coraggio, Signore Gesù,

per sporcarci le mani, per non restare a guardare da lontano,

per farci scomodare dalle tante forme di fame e di sete che stanno uccidendo tanti fratelli e noi stessi.

Rendici attenti e generosi, determinati e ricchi di speranza, onesti e appassionati, delicati e forti, per non cedere

a difficoltà e scoraggiamenti. Come te vogliamo amare, come te vogliamo diventare acqua di speranza per ogni nostro amico e fratello, amico e sorella.

Amen.

(di Suor Mariangela Tassielli)

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Settimana di Spiritualità 2016!!!

DAR DA MANGIARE AGLI AFFAMATI

«Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare»

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A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date lo il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta (Gc 2,14-17).

 

COMMENTO

Dacci oggi il nostro pane quotidiano” si recita nel Padre nostro. Il cibo basilare della Palestina era il pane, così l’azione comune di prendere cibo era detta “mangiare il pane”. Anche Dio era chiamato come “colui il pane ad ogni vivente”. Il pane è segno di alimentazione che manca a molti Lazzaro della vita cui non è concesso sedersi alla tavola del ricco epulone. Gli affamati, forse, sono lontani da noi, ma non mancano neppure presso di noi, per cui è possibile provvedere loro anche il pane materiale. Molti di più, certo, mancano del pane spirituale, di quel “pane di vita” che è Gesù che, del “pane spezzato”, ha fatto il segno del suo corpo offerto per la vita del mondo. “Condividere” e “insieme” sono le parole chiave di questa prima opera di misericordia. Quanti stanno insieme e condividono quello che hanno, mo- strano di essere fratelli.

ANEDDOTO: Venire incontro ai bisogni.

Il grande sogno di Don Bosco era quello di creare un ora- torio dove poter ospitare i ragazzi e i giovani sfruttati, soli e senza speranza. Egli affermava: “Non mi vedranno mai troppo serio. Sarò sempre il primo a parlare e a tenerli allegri”. Non era facile però trovare un luogo per ospitare i suoi giovani e si vide costretto ad affittare un prato dove, in allegria, faceva il catechismo e giocava con loro mentre, per la Messa, li portava nella chiesa della periferia. Una domenica andarono al monte dei Cappuccini dove parteciparono alla Messa e tutti fecero la Comunione. Usciti poi sul largo piazzale, Don Bosco distribuì loro la colazione e tutti mangiavano allegramente. In disparte, però, un ragazzino osservava triste. Don Bosco si avvicinò e gli chiese: “Come ti chiami?”. “Paolino”. “Hai preso la colazione?”. “No, signore, perché non mi sono confessato comunicato”. Don Bosco lo guardò con un sorriso e gli disse: “Non occorre né confessarsi comunicarsi per avere la colazione, ba- sta l’appetito!”. “Oh… quello ce l’ho eccome!!!”. Don Bosco lo condusse al cesto e gli diede in abbondanza pane e frutta: “Eri proprio affamato e triste! Ma ora non più. Che bello!”.

PREGHIERA

Signore, quando ho fame

dammi qualcuno che ha bisogno di cibo; quando ho un dispiacere,

offrimi qualcuno da consolare; quando la mia croce diventa pesante, fammi condividere la croce di un altro; quando non ho tempo,

dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento;

quando sono umiliato,

fa che io abbia qualcuno da lodare; quando sono scoraggiato,

mandami qualcuno da incoraggiare,

quando ho bisogno della comprensione degli altri, dammi qualcuno che ha bisogno della mia; quando ho bisogno che ci si occupi di me, mandami qualcuno di cui occuparmi;

quando penso solo a me stesso,

attira la mia attenzione su un’altra persona. Rendici degni, Signore,

di servire i nostri fratelli che in tutto il mondo vivono

e muoiono poveri ed affamati.

Dona loro oggi, usando le nostre mani, il loro pane quotidiano.

Dona loro per mezzo del nostro amore, pace e gioia.

Amen

(di Madre Teresa di Calcutta)

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Settimana di Spiritualità 2016 “Giorno per giorno”

DOMENICA 15 MAGGIO 2016

Pentecoste2SOLENNITÀ DI PENTECOSTE

«Ogni volta che avete fatto queste cose

a uno dei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me»

 

LA PAROLA DI DIO

Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni da- gli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedet- ti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete ve- nuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signo- re, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da

me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna.

COMMENTO

Questo brano di vangelo fa da sfondo per tutti i giorni della settimana. Potremmo dire che è il testo base delle opere di misericordia.

Ognuna delle opere di misericordia corporali viene in soccorso a una specifica necessità del prossimo. In realtà l’uomo, dal punto di vista fisico, può fare esperienza di carenza di risorse sempre necessarie, sia interne (cibo, acqua), sia esterne (abito e tetto), e subire necessità momentanee inter- ne (malattie) o esterne (privazione della libertà, o sepoltura): a queste carenze rispondono le sette opere di misericordia chiamate “corporali”.

PREGHIERA

Gesù, ti sei fatto volto amico,

mano toccabile, fratello raggiungibile.

Sei andato oltre il cielo e ci sei venuto incontro, sei sceso sulla terra e ti sei sporcato

mani e piedi con la nostra stessa terra.

Questo significa Dio fatto carne, vero?

Per questo è straordinaria la tua vita… unica direi! Hai avuto il coraggio di nascere in un popolo, rischiando di diventare uno straniero, per tutti gli altri.

Ti sei fatto bambino affidandoti alle braccia di chi ti avrebbe accolto, protetto e custodito. Hai creduto in noi, nella nostra giustizia,

nella nostra capacità di fidarci, nella nostra fedeltà, anche quando ti abbiamo tradito.

Ti sei fatto per primo, volto amico,

per insegnarci a scoprire in ogni uomo e donna,

il volto amico e prezioso di un fratello e di una sorella da amare, custodire e accogliere.

E’ difficile, amico Gesù,

ma tu resta con noi e impareremo a farlo! Amen.

(di Suor Mariangela Tassielli)