VENERDÌ 20 MAGGIO 2016
VISITARE GLI INFERMI
«Ero malato e mi avete visitato»

- Là vicino vi erano i possedimenti appartenenti al governatore dell’isola, di nome Plinio; questi ci accolse e ci ospitò con benevolenza per tre giorni: Avvenne che il padre di Plinio giacesse a letto, colpito da febbre e da dissenteria; Paolo andò a visitarlo e, dopo aver pregato, gli impose le mani e lo guarì, Dopo questo fatto, anche gli altri abitanti dell’isola che avevano malattie accorrevano e venivano guariti (Atti 28,7-9).
- Chi tra di voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia, canti inni di Chi è malato, chiami presso di sé i presbiteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato; il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati (Gc 5,13-15).
ANEDDOTO: Presto, venga con me
L’aria è fredda perché è già scesa la notte. Don Bosco, nel suo ufficio, sta rispondendo alle lettere arrivate in giornata di benefattori, di gente che chiede preghiere, di ragazzi che sono stati suoi amici all’Oratorio e vogliono continuare a parlare con lui. Qualcuno bussa alla porta: “Avanti, chi è?”. “Sono io” dice Domenico Savio entrando rapido. Ha il volto serio e pensieroso. “Presto, venga con me. C’è una cosa importante da fare. Faccia presto, don Bosco, faccia presto”. Don Bosco esita. Ma guardando Domenico vede che il suo volto di solito così sereno, è molto serio. Anche le sue parole sono decise come un comando. Don Bosco (avendo già provato altre volte l’importanza di questi inviti) si alza, prende il cappello e lo segue. Domenico scende velocemente le scale. Esce di casa, passa per una via, poi un’altra, ed un’altra ancora, non si arresta né fa parola e prende infine un’altra via. Don Bosco l’accompagna di porta in porta finché si ferma. Sale una scala, raggiunge il terzo piano e suona una forte scampanellata. “È qua che deve venire” dice. E subito se ne va. La porta si apre. Si affaccia una donna scarmigliata. Vede Don Bosco e alza le braccia al cielo: “È il Signore che la manda. Presto, presto, altrimenti non fa più in tempo. Mio marito ha avuto la disgrazia tanti anni fa di abbandonare la fede e di iscriversi a una setta anticristiana. Adesso sta morendo, e chiede per pietà di potersi confessare”. Don Bosco si reca al letto dell’ammalato, e trova un poveruomo spaventato e sull’orlo della disperazione. Lo confessa. Gli dà l’assoluzione a nome di Dio. Poche ore dopo quell’uomo muore. Il giorno dopo, Don Bosco è impressionato da ciò che è accaduto. Come ha potuto sapere quel ragazzo di 14 anni di quel malato e della sua urgenza di mettersi in pace con Dio? Avvicina Domenico in un momento in cui nessuno li ascolta. “Ieri sera, quando sei venuto a chiamarmi, chi ti aveva parlato di quella povera persona?”. Allora succede una cosa che Don Bosco non si aspettava. Domenico lo guarda con aria mesta e si mette a piangere. “Non ho più osato fargli altre domande” scrive. Don Bosco capisce che nel suo Oratorio c’è un ragazzo a cui Dio parla.
PREGHIERA
Macerie, lacrime, dolore, disperazione … Quanto dolore, Signore, c’è attorno a noi.
Abbiamo bisogno di ali ai piedi
per correre lungo le strade dei tempi che viviamo e portare amore.
Abbiamo bisogno di ali per il cuore perché le difficoltà, la paura, le delusioni, non blocchino il nostro andare.
Abbiamo bisogno del tuo amore e della tua forza per insegnare ai nostri desideri a volare alto,
a non cercare briciole d’amore sugli scogli sicuri dell’ esistenza, ma a spiccare il volo,
correndo il rischio di un amore totale. Donaci queste ali, Signore Gesù.
Ali grandi e forti, pronte ad affrontare i venti avversi.
Ali aperte che solcano i cieli
e si spingono sempre oltre il dovuto. Ali che, con te, sanno di poter raggiungere l’infinito.
Amen.
(di Suor Mariangela Tassielli)



MARTEDÌ 17 MAGGIO 2016
SOLENNITÀ DI PENTECOSTE
Vi aspettiamo mercoledì 11 Maggio al Club 2000 per continuare a confrontarci su com’è e come possiamo rendere la chiesa oggi!!!