MARTEDÌ 17 MAGGIO 2016
DAR DA BERE AGLI ASSETATI
«Ho avuto sete e mi avete dato da bere»
Signore, gli disse la donna (samaritana), dammi di quest’acqua, perché io non abbia più sete (Gv 4,15).
COMMENTO
La seconda opera di misericordia corporale è complementare alla prima (“dar da mangiare agli affamati”). Proprio per questo abbiamo scelto quei brani biblici che ci parlano della sete di Dio che l’immagine dell’acqua evoca e del battesimo visto come lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo. Ma non dobbiamo dimenticare come a livello mondiale la provvigione dell’acqua sia uno dei problemi più drammatici per molte popolazioni che non ne hanno a disposizione. Nell’enciclica Laudato si’, Papa Francesco, dopo aver constatato che interi popoli e, soprattutto, bambini si ammalano e muoiono perché bevono acqua non potabile, mentre continua la contaminazione delle falde acquifere a causa degli scarichi inquinanti di industrie e città, scrive: «L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, dato che determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani». Quindi, privare i poveri dell’accesso all’acqua significa negare «il diritto alla vita fondato nella sua inalienabile dignità» (n. 30). Il disastro del Sahel dove la mancanza d’acqua sta seminando morte, dovrebbe renderci pensosi: un pozzo d’acqua ad esempio! Forse una persona da sola non può donarlo. Una famiglia, un gruppo di famiglie, una parrocchia tutta insieme, sì. Il Signore ritiene dato a sé un bicchiere di acqua fresca offerto ai fratelli più umili e bisognosi.
ANEDDOTO: Saper conquistare.
Una sera don Bosco, rincasando a tarda ora dalla visita ad un ammalato, pensava tra sé e sé a tanti poveri giovani che, privi di tetto, vagavano tutta la notte in cattive compagnie. Ad un certo punto incrociò una banda di giovani i quali, vedendo un prete, iniziarono a lanciargli battutine poco gentili. Don Bosco lì per lì avrebbe voluto evitarli, ma non era più in tempo così, avvicinandosi, li salutò dicendo: “Buona sera, miei cari amici, come state?”. “Poco bene signor teologo. Abbiamo sete e non abbiamo più soldi. Ci può offrire una pinta di vino?”. I ragazzi accerchiarono il prete in modo da impedirgli il passo. Don Bosco disse: “Ben volentieri! Ma voglio bere anch’io in vostra compagnia!”. “Sicuro! Oh che buon prete, se tutti i preti fossero così!”. Andarono dunque in una trattoria lì vicino. Don Bosco fece portare una, poi un’altra bottiglia e quando li vide un po’ allegri e più tranquilli di prima, disse: “Ora siamo amici. Tornate alle vostre case”. “Ma io non ho casa” – disse uno – “E nemmeno io”, aggiunse un altro. Don Bosco intuì i pericoli di quei ragazzi vagabondi e offrì subito un rimedio; “Venite allora con me”. E se li portò a casa, con sé, a Valdocco, dove lo attendeva con ansia mamma Margherita.
PREGHIERA
Signore Gesù, Samaritano gentile e premuroso, aiutaci a scoprire la fame e la sete
che sta facendo morire il nostro e sta indebolendo i nostri desideri.
Di fame e di sete muore la persona che non ha più speranza,
muore la fraternità a causa dell’indifferenza, muoiono i poveri mentre i ricchi ingrassano, muoiono le società per individualismo, muore il cuore intrappolato dalle delusioni, muoiono le idee perché non ascoltate,
muoiono i sogni perché assetati di futuro. Donaci forza e coraggio, Signore Gesù,
per sporcarci le mani, per non restare a guardare da lontano,
per farci scomodare dalle tante forme di fame e di sete che stanno uccidendo tanti fratelli e noi stessi.
Rendici attenti e generosi, determinati e ricchi di speranza, onesti e appassionati, delicati e forti, per non cedere
a difficoltà e scoraggiamenti. Come te vogliamo amare, come te vogliamo diventare acqua di speranza per ogni nostro amico e fratello, amico e sorella.
Amen.
(di Suor Mariangela Tassielli)