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Settimana di Spiritualità 2016!!!

MERCOLEDÌ 18 MAGGIO 2016

VESTIRE GLI IGNUDI

«Ero nudo e mi avete vestito»

 

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  • Nudi passano la notte, senza panni, non hanno da coprir- si contro il freddo… nudi se ne vanno senza vesti e affamati (Gb 24,7.10).
  • Fai parte dei tuoi vestiti agli ignudi (Tb 4,16).
  • Al tempo di Salmannàssar facevo spesso l’elemosina a quelli della mia gente, davo il pane agli affamati, gli abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo 

COMMENTO

La persona nuda è sia quella che non ha vestiti per il corpo, sia quella che non ha più dignità o non conta nulla. Solo noi umani usiamo i vestiti. È un elemento che ci distingue senza dubbio dagli animali e che spesso ci classifica socialmente. Vestire gli ignudi, quindi, significa anche dare ad ognuno (bambini appena nati, anziani, emarginati, stranieri, migranti) la dignità di uomo e di Figlio di Dio. Nella Bibbia la nudità è negativa, sia come frutto del peccato, sia come nudità caratteristica dello schiavo che deve essere venduto, del carcerato e del malato mentale che vive in condizioni di alienazione. In effetti, si tratta particolarmente della nudità umiliata dell’emarginato, come si racconta nel libro di Giobbe. Di fatto la Bibbia propone un atteggiamento di compassione nei confronti della nudità e loda colui che “veste l’ignudo” e quello che “copre chi vede nudo”. Nella tradizione paolina la nudità è espressione “dell’uomo vecchio”, che scompare per mezzo della fede e del battesimo nel quale i credenti si sono “rivestiti di Cristo”. Famoso è rimasto nella mente di ogni cristiano l’esempio dato da San Martino di Tours, che incontrando un povero che moriva di freddo, dette metà del suo mantello, dato che l’altra metà apparteneva all’esercito romano in cui egli era arruolato. La notte seguente, vestito con il mezzo mantello, Cristo gli appare per ringraziarlo del suo gesto, dal momento che Martino non sapeva che nel povero mendicante aveva incontrato lo stesso Cristo.

ANEDDOTO:  Desideri esauditi

Un giorno San Giovanni Bosco disse ai suoi ragazzi: “Oggi è il mio onomastico e voglio farvi un regalo. Ciascuno di voi scriva su un foglietto il regalo che desidera da me; metta nome e cognome e me lo consegni. Io farò il possibile per esaudirlo”. Indovinate la gioia di quei ragazzi che conoscevano bene don Giovanni e sapevano che oltre che di parola era anche di cuore. Pensarono, scrissero e poi aspettarono… Don Bosco lesse con grande attenzione. Uno domandava un cappello, uno un vestito, uno un libro, un altro un giocattolo, ecc. Finalmente lesse un biglietto nel quale c’era scritto: “Voglio che lei mi aiuti a diventare un vero amico di Gesù”. Firmato: Savio Domenico. San Giovanni Bosco si emozionò a leggere quelle parole e si ricordò del primo incontro che aveva avuto tempo addietro con Domenico. In quell’occasione aveva da subito notato che nel ragazzino c’era della buona stoffa e glielo aveva pure detto! Tant’è che Domenico aveva risposto: “Ma a che può servire questa stoffa?”. “A fare un bell’abito da regalare al Signore”. E Domenico: “Dunque io sono la stoffa e lei il sarto. Mi prenda con sé e faccia di me un bell’abito per il Signore”. Don Bosco esaudì il suo desiderio e Domenico divenne santo.

 

 

PREGHIERA

Ti stiamo aspettando, Gesù.

Fa’ scendere la tua Parola su di noi. Abbiamo tanto bisogno di te.

Tocca il nostro cuore, cambia il nostro stile di vita, rendici più generosi, più autentici, più umani.

Ti aspettiamo Gesù.

Ti aspetta questa tua parrocchia.

Ti aspettano le nostre famiglie e i bambini, i nostri anziani e gli ammalati.

Vieni presto, Signore Gesù! Non tardare!

Aiutaci a condividere tra noi

Il pane del rispetto e dell’amicizia. Donaci di spezzare con chi è solo il pane di una stretta di mano.

Donaci di donare il pane della fiducia Con chi è nella disperazione.

Donaci di rispettare in ogni persona la dignità di figlia di Dio.

Gesù ti stiamo aspettando. Non tardare.

Amen.

(di Don Angelo Saporiti)

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